Daniele Barbaro

Theoretiker der Wissenschaften und der Architektur / Kolloquium

Donnerstag, 26. April 2007 bis Freitag, 27. April 2007

Kolloquium in Zusammenarbeit mit dem Dipartimento di Storia dell’arte dell’Università di Roma I „La Sapienza“ und dem „Istituto Italiano di Studi Filosofici" di Napoli. Unter dem Patronat der Facoltà di Scienze Umanistiche der Universität Roma I "La Sapienza".

 

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Daniele Barbaro è stato uno dei grandi fondatori delle teorie artistiche e epistemologiche dell´Occidente. Il colloquio si prefigge, insieme ad una comunità di studiosi di diverse discipline, di prendere in esame alcuni dei suoi scritti, in particolare i trattati, dedicati ai diversi campi della conoscenza. Spesso si trascura che Barbaro, altrimenti noto in generale come traduttore e commentatore di Vitruvio, nonostante ricoprisse un incarico ecclesiastico come „Patriarcha electus“ di Aquileia, è stato anche professore di etica all´Università di Padova: numerosi sono anche i suoi commentari di Aristotele. Perciò si comprende come sull´attico dell´arco di Traiano, che è riprodotto nel frontespizio dell´ edizione del 1567 di Vitruvio, siano presenti le personificazioni di solo quattro arti: architettura, matematica, musica e retorica. Alla disciplina Architettura si attribuisce nell´opera Barbaro un rango estremamente alto, quasi quanto quello della Politica e della „Sapientia“, o la saggezza (nell´edizione 1567 e anche in quella del 1556). In quanto Ars nel senso comune (per così dire, anche in senso albertiano) essa è scientifica nel grado più alto (“l´arte più vicina al sapere”). Queste posizioni erano state prefigurate – e quindi legittimate – già da precedenti teorici dell´insegnamento accademico in Italia (di certo, tra l´altro, segnatamente a Padova), presso i quali la sequenza seriale delle discipline nel cursus studiorum era già indicata come segue: Latino, Greco, Storia, Geografia, arti militari e architettoniche.

Come ha potuto un rapporto tra discipline l´una all´altra tanto estranee imporsi in modo così cogente? Dove affondavano le radici storiche, epistemologiche, e teoretiche del fenomeno? Già all´inizio del XVI sec. Agostino Nifo, professore di filosofia a Padova, propagava nelle sue lezioni l´Averroismo, che era sì radicato nella tradizione padovana, ma allo stesso tempo, per le consonanze dell´opera di Simplicio con quella Averroè, manteneva aperta la porta al Neoplatonismo. E comunque Nifo non rappresentava una posizione eccezionale, anticonformista nel proprio ambiente.

Un altro punto, che dovrebbe essere portato a maggior chiarezza attraverso la discussione e il confronto tra diverse indagini di ricerca, è: fino a che punto anche altre scienze, specificamente quelle esatte, nell´ambiente contemporaneo veneziano, vennero rese parte integrante di questo sistema della conoscenza di vasto impianto o, a seconda dei casi, semplicemente coinvolte? Sembra infatti risaltare, dagli studi più recenti, che questo incontro abbia avuto una sua realizzazione nel periodo tra il 1550 e il 1580; le cause prime si ritrovano a volte attraverso la contaminazione e ispirazione reciproche di una delle artes, o scienze, tramite le nuove scoperte e l´introduzione di nuovi paradigmi dell´altra, altre volte mediante un dialogo appassionato e carico di tensione tra i molti scienziati della cerchia, dotati di notevole influenza sulla cultura del tempo anche quando non erano titolari di insegnamenti universitari. Barbaro contava, all´interno della sua cerchia di compagni di dialogo e di amici, esperti delle artes aritmetica, astronomia, “cosmografia”, geometria, storia della geometria, architettura militare, musica e matematica.

È proprio attraverso la reiterazione del dialogo tra queste discipline, come accadde allora, che si può giungere a corrette interpretazioni della cultura del Cinquecento: questo ci auguriamo possa aver luogo in occasione della giornata di studio.